Museo di Storia dell'Agricoltura e della Pastorizia - Morano Calabro

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Collezione del Museo di Storia dell'Agricoltura e della Pastorizia - Morano Calabro

    Il lavoro agricolo

    La lavorazione della terra: la zappa e l’aratro

    La lavorazione della terra: l’erpice e l’estirpatore; la semina; la mietitura; la trebbiatura

    La viticoltura e l’ovicoltura gli avvicendamenti colturali; l’irrigazione e la fertilizzazione

    Il giogo, animali e mezzi per il trasporto

La viticoltura e l’ovicoltura gli avvicendamenti colturali; l’irrigazione e la fertilizzazione

La viticoltura diffusa nella campagne moranesi - come si legge nei testi esplicativi che accompagnano l'esposizione - non differiva sostanzialmente da quella praticata altrove.
La pigiatura avveniva calpestando l'uva a piedi nudi: tale operazione veniva eseguita o in tini di legno o in vasche in muratura, che normalmente erano alloggiate in piccole costruzioni destinate a questo scopo, assai numerose nelle zone viticole del territorio. Essa si svolgeva, solitamente, nell'ambito dei vigneti per evitare il costo del trasporto dell'uva ed anche, probabilmente, per sfuggire più facilmente al pagamento dell'imposta sui consumi.

Come la coltivazione della vite, anche l'olivicoltura non differiva nei suoi sistemi di lavorazione e conduzione da quanto veniva praticato altrove. La raccolta delle olive era, ed è tuttora, eseguita prevalentemente dalle donne.
La molitura avveniva nei frantoi a trazione animale: era l'asino o il mulo, bendati, a far girare la macina di pietra situata in una vasca in muratura.
A metà Ottocento i frantoi presenti a Morano erano diciannove ed appartenevano alle famiglie che erano in possesso delle proprietà più estese.

Gli avvicendamenti colturali, che sono stati praticati a Morano addirittura fino a qualche decennio fa, si presentavano all'incirca così: il grano e la segale, che costituivano le colture cerealicole dominanti, erano avvicendate con il granturco e le patate; il granturco era ed è tuttora associato con i fagioli. Le rotazioni erano di due o tre anni; nei terreni irrigui la pianta da rinnovo era dunque essenzialmente il granturco; altrove si usavano soprattutto le fave o le altre leguminose da granella. Inesistenti o rarissime le leguminose da foraggio.

I prati artificiali fecero la loro apparizione nelle campagne moranesi soltanto dopo l'insediamento dei coloni marchigiani.

L'irrigazione, che in genere ha luogo tra maggio ed ottobre, avveniva e in parte tuttora avviene per imbibizione, un sistema usato per irrigazioni umettanti e fertilizzanti. In passato l'operazione avveniva a piedi nudi; si svolgeva inoltre nelle ore più diverse, anche di notte, secondo i turni fissati dal regolamento per l'uso delle acque.

La fertilizzazione del suolo era affidata quasi soltanto al riposo e alla stabbiatura. Il letame, prodotto soprattutto dagli ovini, costituiva il sistema fondamentale di concimazione dei seminati e degli oliveti. Almeno fino al secondo dopoguerra, limitatissimo era l'impiego dei concimi chimici.

 

    Galleria fotografica


Torchi
 

Strumenti per l'apicoltura
da destra a sinistra: smellatore (o centrifuga), arnia (con sopra affumicatore) e irroratore.

Strumenti per la produzione del vino
 

Strumenti per l'apicoltura
 

Barili
utilizzati per il trasporto dell'uva


Torchio doppio di legno per vinacce


 

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